Le paure dei bambini: cosa sono e come gestirle?

Mamma, ho paura del buio!” quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase ai nostri bambini e quante volte l’abbiamo pronunciata noi da piccoli? Certamente tante! Perché quella del buio, dei mostri, del temporale, delle malattie, del primo giorno di scuola o di restare soli -giusto per citarne alcune- sono paure tipiche che i bambini nelle diverse fasi di crescita sviluppano e manifestano.

Ma cosa sono le paure?

Insieme a tristezza, gioia, rabbia e disgusto, la paura è un’emozione primaria fondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano: essa si attiva quando viene percepito uno stimolo o una situazione di potenziale rischio e genera uno stato di attivazione che consente all’individuo di rispondere alla minaccia con un atteggiamento di attacco, fuga o blocco.

Tali paure sono quindi emozioni, sane e utili, che rappresentano una reazione naturale ed istintiva di fronte a una situazione che il bambino, nella sua continua esplorazione di una realtà ancora in parte sconosciuta, percepisce come ignota o potenzialmente pericolosa. Si tratta perlopiù di paure transitorie, gestibili e superabili con la crescita.

Qual è l’atteggiamento migliore per aiutarlo ad affrontare e superare tali paure?

Anzitutto è fondamentale che percepisca la vicinanza dei genitori, base sicura per trasmettergli quella serenità, fiducia e sicurezza necessarie per fronteggiare al meglio i suoi timori, e che si senta da loro ascoltato, accolto e compreso senza che le sue paure vengano minimizzate o ridicolizzate. Espressioni come “sei grande per avere paura di queste cose!” “smettila, non vedi che non c’è niente!?”, non solo non aiutano a superare quella paura ma rischiano di intaccare la sua autostima, facendolo sentire inadeguato.

Tali atteggiamenti inoltre potrebbero spingerlo a credere che sia errato dar voce alle emozioni e che sia preferibile negarle o tenerle per sé, anche per non rischiare di deludere le aspettative dei genitori.

Al contrario frasi come “Lo vedo che hai paura e lo capisco: in effetti sta piovendo proprio tanto!” fanno capire al bambino non solo che il suo stato d’animo è valido e legittimo ma che lo comprendiamo.

È importante allora chiedergli di raccontare cosa lo spaventa e nel farlo prestargli attenzione e tempo: questo lo aiuterà a non sentirsi solo e, percependosi capito e rispettato, sarà più propenso ad accettare eventuali suggerimenti per vincere le sue paure. E aiuterà anche gli adulti di riferimento a comprendere se si tratta di una tipica paura propria dell’età evolutiva e pertanto transitoria o se sia opportuno rivolgersi a degli specialisti poiché quelle stesse paure sono talmente invadenti da interferire in modo significativo con con le sue attività quotidiane e limitarne occasioni di crescita e sviluppo.

È necessario cercare di immedesimarsi nel suo stato d’animo, anche a fronte di timori che possono risultare bizzarri, perché se l’oggetto della paura può sembrare assurdo, il suo stato di disagio e sofferenza è reale. Empatia e rassicurazione sono quindi due elementi fondamentali per consentire ai più piccoli di accettare e affrontare le loro paure con maggiore serenità.

Ci sono delle strategie che potrebbero risultare efficaci?

Certo che sì! Tra queste, potrebbe risultare utile una graduale e controllata esposizione del bambino a quella situazione che genera timore e una conseguente ristrutturazione della stessa.

Ma cosa s’intende? Se ad esempio il bambino ha paura del buio, si potrebbe cercare di trascorrere del tempo con lui in posti poco illuminati facendogli vivere delle esperienze positive o gratificanti come guardare insieme un cartone che ama o leggergli una fiaba. Questo consentirebbe al piccolo di attribuire un nuovo significato al buio, non associandolo più ad un’emozione negativa ma ad esperienze positive e divertenti.

Si potrebbe poi far scegliere un “compagno di viaggio” che lo aiuti e non lo faccia sentire solo in determinate situazioni; o ancora si può scrivere insieme una storia in cui il buio e il mostro acquistano caratteristiche positive e rivelano interessi e passioni comuni al bambino, al quale chiedono di diventare amici.

È fondamentale in questo processo rispettare i tempi del piccolo, esponendolo inizialmente per un tempo ridotto da incrementare gradualmente, senza che questo si senta forzato o lasciato solo.

A tal proposito, è bene tenere in considerazione che se tendenzialmente esistono degli archi temporali in cui queste paure sono solite presentarsi ed esaurirsi, tali tempistiche non sono assolute e comuni a tutti i bambini. È quindi importante evitare confronti ma rispettarne tempi e unicità di ciascuno.

Il bambino non va infatti spinto ma accompagnato in questo processo che costituisce una tappa importante nel suo percorso di crescita, aiutandolo ad acquisire fiducia nella sua capacità di affrontare con successo paure e difficoltà.

Laura Corrias

 

Riferimenti:

Preuschoff G. (1998).Come capire e superare le paure dei bambini, Red Edizion.

Bowlby, J.(1989). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaello Cortina Editore.

Cohen, J.L. (2015). Le paure segrete dei bambini. Come capire e aiutare i bambini ansiosi e agitati. Urra Feltrinelli Editore.

Sunderland, M.( 2004). Aiutare i bambini che hanno paura. Attivita’ psicoeducative con il supporto di una favola. ( Collana materiale per l’educazione). Erikson.

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