Difficoltà e rallentamenti negli apprendimenti scolastici: dalla valutazione non diagnostica al potenziamento

Nell’ambito delle difficoltà e dei disturbi specifici dell’apprendimento, si parla spesso dell’importanza di strutturare un programma mirato di potenziamento. Ma quando è necessario predisporre un percorso di potenziamento, quali i tempi e le abilità da potenziare? E attraverso quali strumenti e attività? Vediamolo insieme, un passo alla volta.

Anzitutto, il concetto di potenziamento richiama quello di sviluppo prossimale di Vygotskij, inteso come quella zona in cui, grazie all’interazione con l’adulto, avviene nel bambino la maturazione del suo potenziale. Predisporre un programma di potenziamento significa quindi guidare il bambino nell’acquisizione di questo suo potenziale, promuovendo lo sviluppo di quelle aree che risultano più carenti.

Per questo, in riferimento ai processi di apprendimento, si è soliti parlare di potenziamento in riferimento a due momenti ben distinti, ovvero:

  • Dopo uno screening o una valutazione NON diagnostica;
  • Dopo aver ricevuto una diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento.

In questo articolo ci concentreremo sul primo caso. Questo può verificarsi ad esempio quando, tra il terzo anno della scuola dell’infanzia e il primo della scuola primaria, la valutazione dei prerequisiti specifici dell’apprendimento da parte degli insegnanti o a seguito della somministrazione di uno screening, rivela che il bambino si trova in un area di “prestazione critica” a causa di fragilità in alcune abilità. In tal senso la Consensus Conference indica quelle difficoltà relative all’apprendimento che devono essere rilevate dagli insegnanti entro la metà del primo anno della scuola primaria, quali:

  • difficoltà nell’associazione grafema-fonema e viceversa; mancato raggiramento del controllo sillabico in lettura e scrittura (consonante-vocale); eccessiva lentezza nella lettura e scrittura;
  • rispetto al calcolo: difficoltà a riconoscere piccole quantità, nella lettura e scrittura di numero entro il 10 e nel calcolo orale entro la decina anche con supporto concreto.

Poiché l’apprendimento delle abilità di lettura e scrittura non può dirsi concluso prima della fine della seconda primaria e della classe terza per il calcolo, non si può certo procedere con l’iter diagnostico. Questi rallentamenti e difficoltà possono inoltre essere dovuti a differenti ragioni anche di carattere ambientale e non necessariamente evocano la presenza di un disturbo. Per questo è necessario procedere con la predisposizione di attività mirate di potenziamento da parte degli insegnanti o di altri professionisti, al fine di colmare eventuali lacune e minimizzare il rischio di possibili difficoltà future negli apprendimenti scolastici.

É sempre la Consensus Conference, a fornire utili raccomandazioni sugli interventi di potenziamento per l’ultimo anno della scuola dell’infanzia e il primo anno della scuola primaria. Questi devono:

  • essere svolti in sessioni individuali o in piccoli gruppi;
  • essere intensivi, se possibile tutti i giorni o comunque non meno di due volte a settimana per 1- 2 mesi;
  • della durata di circa 15-30 minuti l’uno;
  • comprendere attività sulle abilità meta-fonologiche e l’associazione di grafemi e fonemi, esercizi per lo sviluppo del lessico e la lettura.

Ogni percorso prevede quindi attività brevi ma mirate e può avvenire anche con l’aiuto di software e specifiche piattaforme oltre che di materiale cartaceo. Oggetto delle attività devono essere proprio quei prerequisiti degli apprendimenti descritti nell’articolo precedente (https://www.lauracorrias.it/2020/04/prerequisiti-specifici-dellapprendimento-cosa-sono-e-perche-e-importante-una-valutazione-precoce/ ).

Uno strumento efficace per promuovere un corretto apprendimento di prerequisiti della letto-scrittura e un miglioramento delle abilità lessicali è “La Prevenzione e il Trattamento delle Difficoltà di Lettura e Scrittura” di Cesare Cornoldi e Gruppo MT. Il programma infatti offre numerose schede su 6 differenti aree di intervento quali: analisi visiva, lavoro seriale visivo da sinistra a destra, discriminazione uditiva e di ritmo, memoria uditiva sequenziale e fusione uditiva dei fonemi, integrazione visivo-uditiva e globalità visiva, volta quest’ultima a promuovere la capacità d’identificare le parole come unità.

Questo è solo uno dei numerosi materiali reperibili sul commercio per proporre attività di potenziamento, materiali che comunque possono anche creati dal professionista una volta che è chiara l’area o abilità da potenziare.

Se dopo circa due mesi il programma di potenziamento non produce i miglioramenti attesi ma permane una notevole “resistenza” nonostante l’intervento, è bene proporre alla famiglia la consultazione di servizi specialistici ai fini di un approfondimento clinico. Nel caso in cui da quest’ultimo emerga la presenza di uno o più disturbi specifici dell’apprendimento, l‘intervento tempestivo e precoce potrà infatti fornire al bambino gli strumenti per proseguire con maggiore serenità e autonomia il suo percorso scolastico.

Dott.ssa Laura Corrias

Pedagogista

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